Finisce sempre che mi addormento.
Ho iniziato un nuovo libro, ma vorrei evitare il discorso fino alla sua conclusione.
Piuttosto posso dire di aver finito (già da un pezzo) Non Buttiamoci Giù (A Long Way Down) di Nick Hornby, di cui ho già parlato su www.emotionalbreakdown.com la settimana scorsa.
Non pensavo che la gente che si butta giù potesse essermi così vicina come mood e come pensieri, e la cosa non mi ha più di tanto stranito, ma mi ha dato parecchia dipendenza il leggere, pagina dopo pagina, come i 4 protagonisti uscissero dai propri guai, come se potessi apprendere qualcosa pur sapendo che a) è una storia inventata, b) è un libro e c) io non ho la benché minima intenzione di buttarmi giù da un palazzo (oppure facciamo così: c) qua non ci sono palazzi alti come quello della Casa dei suicidi di cui parla Hornby).
Ogni pagina era una boccata d’aria.
Ogni notte che lo leggevo mi addormentavo tranquillo, ma gli “incubi” arrivavano comunque.
Così capita che mi addormento e sogno di vicende impossibili o possibilissime ed attuali, solamente lontane dai miei occhi. E mi sveglio sudato.
Nick Hornby con questo libro si aggiudica il posto nella ancora in costruzione top 5 di persone di un certo spessore che mi hanno capito. Oltre a lui c’è solo Christopher Carabba per ora.
In ultimis:
- sto leggendo Blaze di Richard Bachman
- fa caldissimo
- i nuovi proprietari dell’edicola di fiducia mi chiamano il ragazzo dei fumetti. Stavo per scendermi una lacrimuccia appena l’ho sentito.


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